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Elce Magazine

Natale è attesa: la maternità tra meraviglia e verità

2025-12-23 15:39

Viola Nigro

Attualità,

Natale è attesa: la maternità tra meraviglia e verità

La verità che non si racconta abbastanza    di Viola Nigro Natale, nella tradizione cattolica, è il tempo dell’attesa per eccellenza...

 

 

 

La verità che non si racconta abbastanza

 

 

 

di Viola Nigro

 

Natale, nella tradizione cattolica, è il tempo dell’attesa per eccellenza.
È il tempo in cui Maria porta in grembo Gesù, il Salvatore, e il mondo intero vive sospeso tra speranza e stupore. È un tempo che parla di una luce che arriva, di promesse che si compiono, di una vita che nasce nel silenzio di una notte speciale.

 

E per chi vive la maternità, questo periodo assume un significato ancora più forte, quasi simbolico.
Natale è l’attesa nella sua forma più pura:
l’attesa che cresce nel corpo, nei pensieri e nei giorni interminabili;
l’attesa che porta con sé la dolcezza di una vita che si muove sotto la pelle, che fa spazio, che reclama il suo posto nel mondo.

 

Ma se c’è una cosa che la vita insegna è che la verità non è mai fatta di un solo colore.

 

Perché poi ci siamo noi, le Maria del 2025, che viviamo la stessa “dolce attesa”… con una lista di dolori che manco i santi del calendario riescono a gestire.

 

Perché sì, Natale è attesa.
Ma a volte è anche attendere che finisca, questa attesa.

 

La meraviglia che incanta

Non si può negarlo: sentire la vita muoversi dentro di sé è una delle esperienze più potenti che un essere umano possa vivere.
È il mistero che si fa carne, un amore che precede l’incontro, una promessa che cresce giorno dopo giorno.

 

La cultura cattolica ci consegna Maria come simbolo di grazia, di fiducia, di dolcezza che non trema.
E in un certo senso, ogni donna incinta porta un po’ di quella immagine dentro di sé:
la luce negli occhi, la mano sul ventre, la mente che disegna futuri dolci e preziosi.

 

Questa immagine, però, da sola non basta.

 

Perché la poesia funziona meglio se non devi alzarti dal divano sei volte in un’ora, quando la vescica ha deciso di avere la capienza di un bicchierino da caffè.

 

E funziona ancora meglio se non consideriamo quei primi tre o quattro mesi in cui nausea, ormoni e una certa “voglia di sparire per ricomparire a parto avvenuto” diventano i tuoi coinquilini fissi.

 

La verità che non si racconta abbastanza

La maternità è un miracolo, sì.
Ma è un miracolo che pesa. 
E spesso quel peso non trova spazio nelle foto patinate o nelle frasi zuccherose che ci si aspetta da una donna in gravidanza.

 

Perché questa esperienza è anche sofferenza, e non c’è nulla di sbagliato nel dirlo.
Anzi: c’è verità. C’è coraggio.

 

La maternità è:

  • dolore fisico, che nell’ultimo mese diventa una presenza costante: fiato corto, schiena in fiamme, ventre che tira come una corda troppo tesa;
  • stanchezza, una stanchezza che abita nel corpo ma anche nella mente;
  • vulnerabilità, quella che arriva quando realizzi che nulla sarà più come prima;
  • paura, che cresce insieme alla pancia: del parto, del dopo, di non essere abbastanza;
  • solitudine, persino quando sei circondata da amore, perché questa trasformazione è intima e nessuno può viverla al posto tuo;
  • ormoni impazziti, che fanno oscillare le emozioni da “lacrima sul tramonto” a “non parlatemi per due ore” nel giro di quaranta secondi;
  • rinunciare un po’ a se stesse, perdere il controllo del proprio corpo, accettare che cambi in modi irreversibili, e lasciare che questo cambiamento ridefinisca non solo la fisicità, ma anche il modo di vivere, di sentire e di pensare. E poi ci sono le rinunce meno visibili: quelle lavorative e sociali, dove carriere rallentano e stipendi si assottigliano. (Un tema che merita molto più spazio, e che affronteremo nei numeri successivi)

…insomma… ci si trova tra amore infinito e: “Perché nessuno mi aveva avvisata così?”

 

È un periodo magico, sì.
Ma è anche un periodo in cui magia e fatica si intrecciano fino a confondersi.

 

Ovviamente non per tutte è così! Alcune donne vivono la gravidanza in maniera spensierata, senza dolori o sintomi invalidanti. E va bene così: ogni esperienza è unica.

 

Scrivo dall’ultimo mese: la testimonianza viva

Sto scrivendo queste parole dall’ultimo mese di gravidanza.
Non dal ricordo, non da un racconto già ammorbidito dal tempo: le scrivo adesso, nel pieno del peso, della lentezza, del dolore che sfianca e della speranza che tutto vada per il verso giusto.

 

Mi trovo nella fase in cui tutti ti dicono:
“Ci siamo quasi!”
E tu sorridi, annuisci… e dentro pensi:
“Sì, quasi quanto una lumaca in salita.”

 

La mia realtà oggi è fatta di: notti interrotte da dolori che non conoscevo o avevo rimosso; passi lenti, misurati, perché anche camminare diventa una scelta consapevole; emozioni che cambiano alla velocità della luce; pensieri che ondeggiano tra gioia e smarrimento.

 

Eppure, dentro tutto questo, c’è un amore che non si può spiegare:
un amore devastante, gigantesco, irrazionale, che passa proprio attraverso la fatica.

 

Sdoganare la maternità: tra sacro e reale

Maria, simbolo dolcissimo… ma anche lei non dev’essersela passata benissimo.

Parlare di maternità significa tenere insieme due verità: la sacralità dell’attesa, luminosa, poetica, carica di significato e la concretezza della trasformazione, con tutto il dolore, il peso, la fragilità e la forza che richiede.

 

Nel periodo natalizio, questo dualismo è ancora più evidente.
Maria ci viene narrata come dolce, serena, composta.
Ma anche lei, donna tra le donne, avrà conosciuto la fatica del cammino, il dolore della distanza, la paura dell’incertezza.
Anche lei avrà sentito quel “peso” che oggi, in questo ultimo mese, sento io.

 

Me la immagino un po’ stanca, piedi gonfi, seduta su un sasso a pensare:
“Giuseppe, dimmi che almeno l’alloggio l’hai prenotato!!!!”

 

Forse è proprio questo che rende la maternità così sacra: non la perfezione, ma la resistenza.
La luce che arriva tramite un corpo che ha faticato per portarla fin lì.

 

La luce nasce anche dal dolore

Natale è attesa, speranza, un sì alla vita.
Ma non un sì ingenuo: un sì che conosce la fatica, che attraversa la notte, che affronta il cammino.

 

La maternità è la stessa cosa.
Un viaggio pieno di meraviglia e di ombre.
Un miracolo che fa male.
Una trasformazione assoluta.
Un atto d’amore che attraversa il corpo, la mente, ogni respiro.

 

Forse è questo che rende ogni nascita un evento sacro:
la luce non cancella la notte, la attraversa.

 

Ed è lì, in quel punto preciso, che Natale e Maternità si incontrano.